VENERDI’ 23 AGOSTO 2019 BEIRUT + SPIRITUALIZED + DEERHUNTER + altri artisti da annunciare @ sPAZIO211

BEIRUT

venerdì 23 agosto @ sPAZIO211

A distanza di tre anni dall’ultimo ‘No No No’, Zach Condon torna live con il progetto Beirut per presentare ‘Gallipoli’, il nuovo album scritto e registrato tra New York, Berlino e Lecce, e pubblicato a febbraio su etichetta 4AD. Globetrotter dell’universo indie d’oltreoceano, Beirut è partito da un peregrinare per le strade polverose della vecchia Europa per approdare a una nuova formula di chamber-folk-pop. Classe 1986, enfant-prodige della musica folk, adolescente talentuoso e ribelle predilige di gran lunga la musica allo studio, in particolare gli strumenti a fiato, dai quali è affascinato e rapito. ‘La dolcezza malinconica dei fiati mi commuove. Dalle bande da funerale siciliane fino a quelle da matrimonio balcaniche, l’espressività emotiva dei fiati è per me meravigliosa, tanto quanto la voce umana’ dischiara Zac Condon. Durante l’adolescenza si trasferisce prima a Newport News in Virginia e poi a Santa Fe, continuando però a sognare di viaggiare per il mondo, spinto dall’amore per la world music e per le sonorità etniche. L’impatto che il Vecchio Continente esercita sulla personalità musicale di Condon è enorme: Beirut rimane folgorato dal suono delle brass band europee, in particolare di quelle balcaniche. ‘Postcards form Italy’ è la prima canzone dietro lo pseudonimo di Beirut. Il brano comincia a circolare in rete nel 2006 e porta Beirut a essere la scoperta musicale dell’anno. ‘Gulag Orkestar’, il primo eclettico disco, viene pubblicato nello stesso anno (etichetta BaDaBing). Forte del successo del primo album, a gennaio 2007 Condon firma con 4AD e pubblica ‘Lin Gisland’. A ottobre dello stesso anno pubblica l’acclamato ‘The Flying Club Cup’ e, da qui in avanti, si parla di Beirut come band, della quale Zac è frontman e polistrumentista. Quattro anni più tardi è la volta di ‘The Rip Tide’, il nuovo lavoro di studio pubblicato con la Pompeii Records, l’etichetta fondata da Condon. Nel 2015 arriva ‘No No No’, un disco più orientato al synth-pop che al folk orchestrale. Dal 2017 Zac Condon vive a Berlino. Il nuovo album, ‘Gallipoli’, composto tra la capitale tedesca e la Puglia, segna un gradito ritorno alle sonorità dell’inizio, con il suo passo marciante da banda di paese e la sua melodia di fiati dolce e nostalgica. “Gallipoli iniziò, nella mia testa, quando finalmente feci spedire il mio vecchio organo Farfisa dalla casa dei miei genitori a Santa Fe, NM a New York. Mi impossessai dell’organo durante il mio primo lavoro al Center For Contemporary Arts di Santa Fe; trascorsi i successivi tre anni scrivendo il maggior numero di canzoni che potevo tirarne fuori. questo periodo la mia vita privata cambiò improvvisamente e mi ritrovai a viaggiare avanti e indietro tra New York e Berlino per lunghi periodi di tempo”. Zac Condon continua descrivendo le session di registrazione come “una tempesta di giorni passati chiusi in studio dalle 12 alle 16 ore, facendo gite sulla costa e seguendo una dieta solida a base di pizza, pasta e peperoncini” e poi raccon”ta le fonti d’ispirazione del nuovo lavoro e in particolare del brano ‘Gallipoli’. Ero molto soddisfatto del risultato. Mi sembrava un mix catartico di tutti i vecchi e nuovi album e mi sembrava di essere tornato alla vecchia gioia della musica come esperienza viscerale. Una sera ci trovammo per caso nella cittadina medievale di Gallipoli e seguimmo una band di ottoni in processione dietro a preti che portavano la statua del santo patrono tra le strette vie del paese, seguiti da quella che sembrava l’intera città. Il giorno seguente scrissi in una sola sessione il brano che sarebbe diventato ‘Gallipoli’”. – Zan Condon aka Beirut

DEERHUNTER

venerdì 23 agosto @ sPAZIO211

La band di sognatori nostalgici fondata da Bradford Cox rappresenta uno dei nomi di punta della ricca proposta artistica dell’edizione 2019 di Todays Festival. Definirli psichedelici risulterebbe troppo vago. Per non parlare della macro etichetta “indie rock”. Shoegaze? Si ma non sempre, o non in modo così caratterizzante. Pop rock? Si, ma non ci siamo ancora. Ambient punk? Così è come si sono spesso auto definiti loro stessi, facendo a loro volta non poca fatica a inquadrare il loro stile. Se proprio dobbiamo delineare i tratti distintivi di una delle band americane meno scontate degli ultimi vent’anni, dovremmo certamente rintracciarli nella matrice malinconica e introversa dei loro contenuti. La loro musica fluttua in ammollo nel liquido amniotico dei ricordi, nell’esplorazione della solitudine esistenziale e nell’evocazione di un’ampia stratificazione di emozioni. Basta pensare anche solo alla personalità del fondatore Bradforx Cox, con la sua vita fatta di lacune affettive fin troppo precoci e patologie che si manifestano non solo con la loro forza debilitante ma anche trasformando l’aspetto di chi ne soffre, come la Sindrome di Marfan di cui Bradford è affetto e che lo ha reso “un secco spilungone”, facendolo rinchiudere sempre più in sé stesso e nella sua presunta diversità dal resto del mondo fin dalla tenera età.
I Deerhunter nascono ad Atlanta nel 2001 da un’idea del frontman Bradford Cox e del batterista/tastierista Moses Archuleta. Completano il quintetto Lockett Pundt alle chitarre/tastiere (noto anche per il side project Lotus Plaza), Frankie Broyles alle chitarre e Josh McKay, basso e organo. Nonostante la loro relativamente breve carriera i Deerhunter si sono imposti come una delle band di culto dell’ultimo decennio tra indie rock, noise pop, garage-rock e psichedelia creando capolavori come ‘Cryptogram’ (2007), ‘Microcastle’ (2008), ‘Halcyon Digest’ (2010), ‘Monomania’ (2013) e ‘Fading Frontier’ (2015).

‘Why Han’t Everything Already Disappeared?’ è l’ottavo album pubblicato a gennaio su etichetta 4AD. Prodotto con Cate Le Bon, Ben H. Allen III e Ben Ette, è il sigillo di un lavoro che prosegue il percorso dei Deerhunter, concentrati sull’elaborazione di un formato canzone, restando intatta la capacità di centrifugare tante influenze e costruendo un prodotto che – con spiccata personalità– si sgancia dai tanti riferimenti per brillare di luce propria. Con questo disco, a circa vent’anni di distanza dal primissimo giorno in sala prove, sono ormai lontani dagli echi ruvidi e punk che caratterizzavano i loro primi (indimenticabili) lavori, prediligendo l’altra forte connotazione della loro musica, quella più evocativa e atmosferica, consegnandoci un lavoro sempre e comunque all’altezza delle aspettative. Fin dalla loro formazione nel 2001, i Deerhunter hanno fatto veramente poca fatica a imporsi come una delle band di culto degli ultimi vent’anni, riscuotendo successo su un pubblico sempre più trasversale. I Deerhunter hanno preso parte più volte ai principali festival internazionali del pianeta dal Primavera Sound al Coachella, e suonato da headliner in rassegne quali l’ATP del 2013 dove hanno realizzato per intero i loro tre capolavori e l’Austin Psych Fest, ed ora avremo finalmente l’occasione per poterli vedere in Italia, con i loro nuovi e bellissimi brani.

sPAZIO211

Via Cigna, 211
prezzo del biglietto: 30 € + d.p.

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