SABATO 24 AGOSTO 2019 LOW + HOZIER @ sPAZIO 211

LOW

sabato 24 agosto @ sPAZIO211

Gli alfieri dello slowcore di Duluth nel loro unico concerto estivo nel nostro paese.
La band ha da poco pubblicato il nuovo album in studio, intitolato ‘Double Negative’, prodotto da BJ Burton e registrato presso lo studio April Base di Justin Vernon (Bon Iver) a Eau Claire, nel Wisconsin.

Atmosfere malinconiche, unite a melodie soavi e a momenti di stasi trascendente: è la ricetta dei Low, il trio del Minnesota che ha elevato lo slowcore a meditazione spirituale.
La musica dei Low non ha eguali nella storia del rock. Inizialmente emuli di Codeine, Cowboy Junkies e dello slo-core in genere, sono successivamente pervenuti a uno stile personale, minimale nei suoni e trascendentale nell’umore. Nella musica dei Low, voci, suoni, testi e concetti espressi vanno a plasmare un’icona sonora compatta, che trova nella natura il suo referente ma nel superamento della stessa il suo fine. Le atmosfere create sono oniriche, appartengono a mondi lontani, possibili unicamente nei sogni. Solo Tim Buckley in passato, Roy Montgomery e i Lycia negli anni Novanta sono riusciti a comporre una musica così intensamente metafisica. La poesia sonora dei Low fluisce languidamente, cattura anima e corpo, affascina e rende catatonici.

Il progetto Low si materializza nel 1994 a Duluth nel Minnesota, e ha come protagonisti Alan Sparhawk (voce e chitarra), la moglie Mimi Parker (batteria e voce) e il bassista John Nichols (sostituito da Zack Sally a partite da Long Division). L’album d’esordio ‘I Could Live In Hope’ è un lavoro strabiliante. Il suono è scarno ma intenso. I Low sono destinati a durare, e con il loro secondo album ‘Long Division’, assurgono allo status di classici del rock. Con ‘The Curtain Hits The Cast’ inizia la fase di transizione, che porterà il gruppo a esprimersi in un linguaggio più pop. Il sound è più corposo, ispessito dalla produzione di Steve Fisk e i Low hanno completamente rielaborato le proprie influenze: gli echi di Codeine, Nick Drake e Buckley senior sono stati codificati in uno stile unico, riconoscibile, ormai indipendente dai suddetti modelli. ‘Songs For A Dead Pilot’ è un disco anomalo in cui i Low producono musica ancora più rarefatta, mentre ‘In The Fishtank’ è un’interessante collaborazione con i Dirty Three. ‘Secret Name’ prosegue il discorso iniziato a partire da ‘The Curtain Hits The Cast’: il sound è ancora più corposo per effetto dell’aggiunta di nuovi strumenti come il piano e il violoncello.

‘Things We Lost In The Fire’ è il successivo capolavoro del trio di Duluth, dove finalmente si fondono tutti gli elementi che hanno caratterizzato, nei diversi periodi, l’universo sonoro della band: lentezza, atmosfere celestiali, melodie soavi, intensità del cantato si compiono in strutture armoniche decisamente pop. Nel 2002 ‘Trust’ fa di nuovo centro.

‘Drums And Guns’ (2007) racconta storie assassine che mescolano candore e amarezza, puntando, come sempre, al firmamento. Quattro anni più tardi arriva ‘C’mon’. Abbandonata la pur felice strada dell’autoproduzione, per ‘The Invisible Way’ (2013) i Low hanno deciso di chiamare in cabina di regia Jeff Tweedy dei Wilco, il quale ha risposto ospitando i giganti dello slowcore nel contesto ideale (il Wilco Loft di Chicago) in cui scrivere l’ennesimo capitolo memorabile della propria storia. Con ‘Ones And Sixes’ (2015) l’elettronica rientra nel mondo dei Low, ma questa volta senza intaccare il costante fascino spartano e naif della band. Tre anni più tardi è la volta di ‘Double Negative’, l’ultimo album di studio pubblicato nel 2018 e che vede BJ Burton alla produzione di un gioiello carico di dubstep, glitch, post-club music, industrial e qualche goccia di trip hop. Il risultato è un disco estremo, una delle opere più sconvolgenti degli ultimi anni.

sPAZIO211

Via Cigna, 211
prezzo del biglietto: 30 € + d.p.

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