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Teorie di base del funzionamento del M.E.G.
Giungere a questo risultato, seppur parziale, è stato molto importante ed istruttivo, così cercheremo di condividere con voi le nostre idee e supposizioni riguardo al mondo della free-energy. Ci appare sempre più chiaro esistere un unico filo conduttore che, più o meno, accomuna i vari dispositivi inventati, anche se per adesso non sono stati mai prodotti in serie e nemmeno mai veramente descritti in modo soddisfacente. Andiamo allora ad analizzare questo filo, queste basi comuni che noi abbiamo ricercato nella scienza ufficiale cercando di rimanere con i piedi per terra ma la mente molto aperta. Qui di seguito analizzeremo le basi scientifiche che ci possono portare verso l'overunity, verso lo sfruttamento concreto di questa forma di energia così esotica e sfuggente ma che in qualche modo aspetta solo che la giusta porta si apra per farle giungere a noi. L'onda solitonica Vi è un’equazione
di Schroedinger che permette un risultato particolare, per cui un onda
si può auto-mantenere e propagare senza "perdere" energia
nel mezzo in cui si propaga. Ha inoltre particolari proprietà
che, guarda caso, sono molto simili alle onde scalari. Il nome che attualmente
è dato a questo tipo di onda dalla fisica non lineare, è
"solitone". "Nel
1834 l’ingegnere scozzese Scott Russell, cavalcando lungo un canale
nelle campagne di Edinburgo, osservo che all’arresto improvviso
di una barca in navigazione corrispondeva la creazione di un’onda
costituita da una grande elevazione solitaria di acqua, con forma ben
definita, che iniziava il suo moto a partire dalla prua della barca
e continuava la sua corsa lungo il canale senza cambiare di forma e
variare la velocita.
Nel
1993 Masataka Nakawawa dei laboratori NTT dopo aver trasmesso un solitone
per 180 milioni di chilometri in fibra annuncia che "non esistono
più distanze” e che l’attenuazione può essere
portata a zero. Linn Mollenauer dei Bell Labs lo stesso anno, usando
un sistema solitonico, riesce ad inviare 10 miliardi di bit/sec. lungo
20.000 km di fibra. Controllare il solitone significa infatti poter
disporre del moto perpetuo. Col solitone, l’onda anomala che si
propaga indefinitamente senza decadere, entriamo nell’era dell’ottica
non lineare. Quindi, fatto importantissimo, il solitone si comporta come particella e, il nucleo magnetico, si comporta da mezzo non lineare (come la fibra per gli impulsi del laser e il canale per l’acqua). Non solo. I solitoni possono essere associati anche ad altro, su wikipedia si puo’ leggere: "È un fenomeno tipico di alcuni fiumi come il Severn, un fronte d'onda seguito da un treno di solitoni. Altre manifestazioni nelle onde interne sottomarine che si propagano nei termoclivi oceanici. Esistono anche dei solitoni atmosferici, come il fenomeno del Morning Glory Cloud in Australia, dove solitoni di pressione viaggianti in un piano di inversione di temperatura producono vaste nubi cilindriche." Quindi la possibilità di poter creare un solitone elettromagnetico a frequenze di gran lunga inferiori (80Khz) e di propagarlo attraverso un mezzo idoneo (nucleo ferromagnetico), e’ fattibile. Dobbiamo precisare che il solitone si propaga in fibra attenuandosi (a seconda del tipo di fibra), ma mantenendo invariato l’aspetto sino a quando non decade ad onda lineare. A questo punto facciamo la nostra
prima supposizione dicendo che una bobina costruita
in un certo modo e alimentata in maniera opportuna, possa creare un
impulso elettro-magnetico con le caratteristiche del solitone e, questo,
si possa propagare e contenere all’interno di un nucleo ferromagnetico. L’effetto Aharonov-Bhom Nel 1959 Aharonov e Bhom pubblicarono su 'Phisical Review' una teoria secondo cui il solo potenziale vettore A potrebbe (come il campo elettrico E o magnetico B) influire su delle particelle che passino nel suo spazio. La dimostrazione veniva realizzata tramite due esperimenti. Da un ‘cannone elettronico’ che lavorava nel vuoto, veniva sparato un fascio di elettroni coerenti che, passando attraversando due fenditure poste su uno schermo, andavano a colpire un visore dove si formava la figura d'interferenza tra le due onde.
Nel mezzo del cammino
dei due raggi, veniva inserito un solenoide ideale. Ebbene, una volta
alimentato il solenoide, la figura di interferenza si modificava in
quanto il potenziale vettore A andava a modificare la fase della funzione
d’onda degli elettroni. Questo non può essere spiegato
tramite la fisica classica poiché, in un solenoide ideale, l'intero
flusso B è contenuto all'interno di esso e nessun campo può
essere presente all'esterno. Ricordo che si e' sempre saputo che sono
i campi (elettrico o magnetico) i soli responsabili reali mentre i potenziali
(vettore e scalare) sono delle derivate ad esso associate ma senza nessun
valore reale (cioe'non tastabili fisicamente). In quegli anni si pensò
che la cosa fosse dovuta ad errori o alla non perfetta tenuta del solenoide. Ora è inutile che spieghi cosa sia il potenziale vettore A, il discorso sarebbe complicato e lungo, basti sapere che è ampiamente conosciuto e usato nelle equazioni di Maxwell ma non si era mai pensato che potesse esistere fisicamente. Dal disegno di cui sotto, si puo’ notare che il potenziale vettore A risiede esternamente rispetto al solenoide mentre il flusso magnetico B sta’ all’interno dello stesso.
Sommando
le conclusioni dei vari esperimenti si può giungere a risultati
a dir poco stupefacenti. Si ottiene che in una zona dove non è
presente nessun campo elettrico E, ne magnetico B (E=B=0), il potenziale
vettore A può essere diverso da 0 modificando quindi il comportamento
delle particelle che passano in quella regione.
L'effetto e' ampiamente documentato e ormai praticamente accettato da
tutti, ma le sue possibili implicazioni non sono ancora ben definite.
Alcuni hanno anche cercato di adottare le equazioni di Shroedinger per
contemplare l'effetto ma con conseguenze matematiche ancora più
bizzarre. Una alternativa è quindi quella di rivedere il concetto
stesso di potenziale, cosa che viene discussa ancora ora. Per completezza di informazione c'è da notare che il medesimo comportamento si ottiene anche per il potenziale scalare.
Riassumendo diciamo che per notare l’effetto AB bisogna avere un flusso di particelle coerenti (come ad esempio gli elettroni o i fotoni che hanno il dualismo onda/particella), altrimenti la variazione di fase non sarebbe rilevabile. Fondamentale è inoltre il fatto che le particelle abbiano la possibilita di passare attorno ad A seguendo due percorsi diversi (ad esempio sopra e sotto la bobina). Arriviamo
così alla nostra seconda supposizione:
facendo transitare un solitone magnetico (onda elettro-magnetica con
caratteristiche di particella), all’interno di un nucleo ferromagnetico
dove sia avvolta una bobina che simuli il doppio percorso dell’effetto
AB (quindi la sua induttanza totale sarà uguale a zero,
tipo la bobina di Smith), e dove sia presente un campo magnetico B costante
(ad esempio un magnete), supponiamo che si possa ottenere una
variazione di fase sulla tensione indotta, dal solitone, nella bobina
stessa. Questa variazione di fase fa si che la tensione prodotta ai
capi della bobina non sia uguale a 0 come altrimenti dovrebbe accadere
per un’onda lineare (onda sinusoidale). Il Picco di Lenz Ritorniamo ora a parlare del MEG e di vedere di sistemare le due supposizioni appena dette. Un’impulso solitonico si crea quando la sua ampiezza è di un determinato valore (elevato) rispetto al tempo/spazio in cui l’impulso si sviluppa (ricalca una secante iperbolica). Inoltre se l’ampiezza è maggiore di quella richiesta, il solitone si sviluppa ugualmente e l’energia superflua resta come componente lineare dell’onda (e quindi non più in regime solitonico).
Questo
comporta il fatto di alimentare una bobina tramite degli impulsi ad
onda quadra che sono gli unici che possono facilitare la formazione
del solitone. Ma Bearden parla del picco di Lenz, perchè? Il
perchè è proprio dovuto al fatto che nel momento di switch
abbiamo dei picchi elettromagnetici altissimi (rispetto alla durata
dell’impulso): piu’ essi saranno elevati e lunghi, e più
alto sarà il valore energetico del solitone. Più alto
sarà il valore energetico del solitone e più energia ‘free’
potremo sperare di raccogliere. La creazione del solitone è dunque resa piu’ semplice nel momento in cui togliamo alimentazione alla bobina, in quell'istante abbiamo un picco elettromagnetico altissimo che ricalca le caratteristiche del solitone. Delle prove che abbiamo eseguito confermerebbero che sia proprio quello il momento in cui avvengono i fenomeni di AB. Per massimizzare il fenomeno si potrebbe avvolgere una bobina di controllo tramite il metodo descritto da Tesla nel suo brevetto (bobina bifilare brevetto 512.340). Con quel metodo di avvolgimento la bobina presenta una capacità superiore rispetto a quella tradizionale e, quindi, riesce ad immagazzinare e cedere una energia maggiore .
Ammettendo e sperando che il solitone possa essere stato creato, ipotizziamo che una delle due bobine d’uscita sia avvolta non nel metodo tradizionale, ma ad anello chiuso (proprio come nel caso dell’effetto Aharonov-Bohm) e cioè tipo una bobina di Smith.
Queste bobine sono fatte utilizzando 2 fili di rame diversi (A e B).I fili vengono avvolti contemporaneamente nel supporto ma con verso di avvolgimento opposto (A destrorso mentre B sinistrorso). Questo fa si che per ogni avvolgimento si abbiano 2 incroci. Alla fine avremo solamente due terminali poichè si dovranno collegare assieme i due terminali di partenza (partenza di A con partenza di B) e i due terminali di arrivo (finale di A con finale di B). Se consideriamo questa bobina dal punto di vista elettrico tradizionale, non avremo nessun tipo di tensione indotta perchè la bobina possiede un valore equivalente di induttanza nulla e quindi la variazione del potenziale A (prodotta dalla repentina variazione del campo magnetico B, onda solitonica nel nostro caso), non crea nessuna tensione rilevabile (le linee blu e viola mostrano il singolo contributo di ognuna delle due semibobine mentre la linea gialla e’ la sommatoria delle due e quindi la reale tensione misurata ai suoi capi).
Inseriamo
adesso nel centro del nostro nucleo un potente magnete che fornisce
un campo magnetico B costante e quindi un potenziale vettore A esterno
al nucleo (A elevato e costante dove viene a sommarsi un delta A, ma
di gran lunga inferiore, creato dall’impulso magnetico del solitone). Una porta per la Free-energy? Analizziamo il circuito dal punto di vista dell’effetto Aharonov-Bhom. Dobbiamo tenere presente che una variazione del campo magnetico crea una tensione indotta in una bobina che sta nel circuito magnetico stesso (E=-dA/dt). Ora, la bobina di Smith ha un valore induttivo uguale a zero (idealmente) ma è comunque un circuito chiuso sul nucleo (quindi soddisfa l’effetto AB) ed e’ attraversato da un’onda solitonica.
Quindi
un solitone che trova nella sua strada una bobina di Smith e per di
più quando esiste un potenziale vettore A costante (magnete),
può far emergere una tensione che sarà proporzionale al
numero di avvolgimenti della bobina, al valore energetico del solitone
e al valore di A dato dal magnete permanente.
Il grafico qui sopra mostra nuovamente il contributo di ognuna delle due semibobine ma, in questo caso, esse hanno subito una leggera modifica di fase (effetto AB) e quindi la loro somma non sara’ piu’ uguale a zero come l’esempio precedente. (in entrambi gli esempi ho usato un’onda sinusoidale, e non la secante iperbolica del solitone, per meglio visualizzarne il funzionamento).
Se riuscissimo a ottimizzare per bene il principio descritto sopra, ecco allora che lo schema di Bearden sarebbe perfetto. Infatti, usando due bobine di controllo, si riuscirebbe a creare una serie di solitoni su di un’onda sinusoidale (un solitone per ogni switch). Inoltre bisognerebbe utilizzare anche una bobina d’uscita tradizionale [29] in modo da regolare (tramite l’uso di un ulteriore carico variabile ad essa collegata [126] ) e riutilizzare parte dell’energia usata dal circuito, reinserendola nuovamente.[36] Solo cosi facendo, la tensione d’uscita raggiunta dal carico principale, [44] potrebbe essere rafforzato sia dal normale funzionamento del trasformatore (switching) sia da quello dell’effetto AB. Un più alto consumo del trasformatore aumenterebbe il valore raggiunto dal solitone (picco di Lenz piu’ alto a causa del maggior afflusso di corrente nelle bobine d’ingresso), che a sua volta farebbe aumentare la tensione presente nella bobina di Smith (Bearden parla di regauging a catena). Un piccolo trucco
che ha usato Bearden per creare l’impulso solitonico, è
nascosto nelle dimensioni delle bobine di controllo. Infatti per fare
in modo che si potesse creare un’alta densità energetica
(favorendo il solitone), la lunghezza delle bobine è molto ridotta.
A questo punto ci dobbiamo chiedere se la tensione/corrente cosi’ prodotta è veramente free-energy o meno. A nostro avviso è il magnete che interagisce con il solitone modificandone la fase sul circuito indotto (bobina di Smith). Ma è anche vero che senza solitone non avremo una variazione di B e quindi una possibile tensione indotta. Dai nostri test non siamo riusciti a capire chi fornisce energia, se noi o il magnete. L’unica possibilita’ è sperare di ottimizzare il circuito tenendo presente che già adesso rileviamo delle variazioni all’inserimento del magnete nel nucleo che ci lasciano ben sperare. Chiediamo un vostro aiuto Come appare chiaro, la teoria e il dimensionamento, come pure la realizzazione pratica, è molto ma molto complessa. Tutta la matematica che sta dietro ad ogni singolo effetto qui sopra menzionato è molto difficile da trattare e ancor di più da armonizzare per riuscire a realizzare qualcosa di concreto: una scommessa difficile che noi non possiamo sviluppare. Dalla nostra abbiamo già una serie di prove che mostrano una possibilità concreta di successo. Data la complessita di ogni singolo ‘pezzo’ costituente, non siamo però certi che le misure ottenute possano essere la prima dimostrazione praticha delle teorie che abbiamo esposto o, invece, un residuo di induttanze delle bobine non-induttive. Siamo sulla buona strada, ne siamo certi, ma se vogliamo che il progetto del M.E.G. possa continuare a svilupparsi e giungere ad un risultato univoco, sarà necessario l’aiuto da parte di tutti coloro che hanno le conoscenze o le capacità per avanzare il prototipo in qualche modo. Per qualsiasi offerta o richiesta potete contattarci tramite il sito www.progettomeg.it o sul forum. Sandro Meg - Roy Virgilio Link utili: - Spiegazione del potenziale vettore e le equazioni di Maxwell semplificate: http://albinoni.brera.unimi.it/Atti-Como-97/Guidone.pdf - Fase di Berry
su Aharonov-Bohr: http://www.quanics.com/BerryAB6.pdf
-Explanation of the Motionless Electromagnetic Generator with O(3) Electrodynamics: http://www.cheniere.org/references/found%20phys%20letters/no%201%202001/index.html -Explanation of the Motionless Electromagnetic Generator by Sach's Theory of Electrodynamics: http://www.cheniere.org/references/megsachs/index.htm -Meg Paper: http://www.help4all.de/energy/MEGpaper.pdf -Brevetto Meg: http://www.cheniere.org/references/MEG_Patent.pdf Documenti testi e foto utilizzati: Meg Paper -T.Bearden Brevetto Meg -T.Bearden Fisica non lineare - Giuseppe Gonnella Comunicato stampa di un convegno sui solitoni - Universita’ di Lecce Feynman Physics Lectures -Feynman Significance of Electromagnetic Porentials in th quantum theory -The Phisical Review .Aharanov-Bohm Brevetto Tesla n. 512.340 Immagini tratte dal sito dei Jnlabs di J. Naudin (www.jnlabs.com)
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