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Gli USA, i biocarburanti, le microalghe

di Roy Virgilio - gennaio 2008

Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha firmato il 18 dicembre 2007 la nuova legge "Energy Independence and Security Act" atta ad aumentare il consumo di biocombustibili e sostenere i veicoli a bassi consumi. In una parola si vuole diminuire la dipendenza USA dal petrolio estero.
Si vuole diminuire la dipendenza dal petrolio estero sostenendo fonti alternative di carburante e introducendo uno standard per i combustibili alternativi (RFS). In questo modo si spera di raggiungere l'obbiettivo di produzione di 36 miliardi di galloni di biocarburanti nel 2022.

Bush ha proposto questo ambizioso traguardo ma ciò vorrebbe dire almeno quintuplicare l'odierna produzione di biocarburanti degli Stati Uniti.
A mio parere queste cifre sono raggiungibili. Ma la domanda fondamentale è un'altra: con che tipo di colture si propongono di raggiungere questa elevata produzione?

Con enormi distese di grano, soia e palme da olio? Sarebbe una rovina per la produzione del cibo, per lo spreco di acqua e porterebbe a ulteriore disboscamento... alla fine si rovinerebbe più di quanto si va ad aggiustare.
Tutti gli ultimi allarmismi e condanne sull'uso dei biocombustibili deriva da questa visione. 
Ma non c'è altra soluzione?
Chi cerca trova.

Un metodo che permette di raggiungere elevatissime produzioni (anche 100-200 tonn/ettaro contro le 6 tonn/ettaro della palma) con una richiesta di terreno che può essere circa nulla esiste, si è scoperto e studiato dal 1978 ed oggi ha una maturità tecnologica che ne permetterebbe un uso commerciale e diffuso.

Sto parlando della produzione di biocarburanti e bio-petrolio da microalghe. Queste possono essere coltivate in acque dolci, salmastre, in spazi aperti quali laghi o deserti, in spazi semichiusi quali aree industriali in bioreattori alti anche 20 metri. Quindi sviluppo in altezza senza consumo di prezioso terreno o in acque, senza consumo di prezioso terreno. La produzione e raccolta avviene pressoché quotidianamente, le alghe si riproducono di continuo, senza la necessità di dover aspettare i periodi di raccolta, effettuare grossi stoccaggi, dipendere dalle stagioni.
Alle alghe serve acqua, azoto, anidride carbonica e luce solare e loro si moltiplicano producendo olio, con specie selezionate, per il 50% del loro peso. Gli scarti vengono rimessi in circolo come fonte di azoto e nutrienti.

Non è un miracolo, non è una tecnologia da venire. Esiste, si studia e testa in svariate nazioni del mondo fra cui Stati Uniti stessi, Spagna, Olanda, Australia.
Siamo pronti a diffondere il know-how e la commercializzazione di biocarburante da microalghe. Le potenzialità sono enormi. Allora perché non si parla mai di questa tecnologia?

Non vi voglio rispondere direttamente ma fateci caso: le soluzioni migliori ma che vanno a toccare profondamente gli interessi di una minoranza, sono sempre le più difficili da far decollare. Finchè si tratta di numeri irrisori, di moscerini che possono solo dare un minimo di fastidio OK, se rompono troppo li si può schiacciare in un attimo. Ma se davanti ci si trova una fiera... beh, l'unico modo che conosciamo per raffrontarci con qualcuno che potrebbe davvero vincere è con i fucili o mettendola in una gabbia da cui non potrà mai uscire. Forse.

Roy Virgilio.

Per approfondire le tematiche relative alla produzione di biocarburanti da alghe e dei biocarburanti, quantità producibili, inquinamento, uso e legislazione, potete acquistare il libro "BioCarburanti Fai Da Te" di Roy Virgilio edito da AamTerranuova


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