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ESPERIMENTI CON PLASMA ELETTROCHIMICO

(variazioni sul tema dell'esperimento Iorio-Cirillo-Dattilo)

di RENZO MONDAINI


11/09/04 - Questo testo serve a complemento e razionalizzazione di alcuni topic portati avanti nella sezione fusione fredda del forum. Le prove, effettuate a livello casalingo, servono anche a dimostrare la semplice riproducibilità del fenomeno e le enormi differenze di condizioni in cui è possibile osservarlo. Pur mancando una seria e sistematica indagine delle energie e prodotti in gioco, questi esperimenti hanno il grande pregio della semplicità e del libero spaziare di condizioni non facilmente ottenibile tramite la cella organizzata da Iorio-Cirillo-Dattilo.

Ringrazio personalmente Renzo per il suo lavoro, le bellissime foto e per aver condiviso con tutti noi le sue scoperte.

Roy V.


Ora tirerò fuori dal mio disco rigido, come da un cilindro magico, altre immagini di esperimenti in cella elettrolitica con altri sali; le condizioni di lavoro sono le solite, elettrodi di acciaio inox da 3 mm, soluzione satura ed a temperatura ambiente, 300 Vcc, anodo a sinistra e catodo a destra.

Le foto che seguono sono state eseguite su soluzione di manganese solfato monoidrato (Mn SO4 + H2O).
La prima foto riguarda sempre il tentativo di innescare il plasma all’anodo, che con questo sale non ne vuole sapere neanche di accendere una minuscola lucciola.
Come potete vedere inoltre, l’anodo appena immerso in soluzione si elettrocorrode e inquina la soluzione, come ha specificato Ennio Vocirzio nel suo intervento del 21/07/2004 nel topic “fusione fredda, ennesima replica con qualche novità”.

Quello che si forma dovrebbe essere un ossido del metallo anodico, in questo caso ossido di ferro. Lo si deduce anche dal colore marrone di cui si tinge la soluzione.


Nella prossima foto si può notare cosa succede se si estrae il catodo dopo un paio di secondi di ammollo, purtroppo la fotocamera non era centrata sul catodo; apertura F 2,8 e tempo di esposizione 1/200 sec. ISO 120.

Poi ho rimesso a bagno il catodo e potete vedere la foto successiva; apertura F 2,8 e tempo di esposizione 1/200 sec. ISO 100.

Alla fine ammirate cosa è rimasto del catodo.

Adesso vi mostrerò una soluzione satura di cloruro di sodio puro, per lavastoviglie. Questo sale, comunissimo, ha un comportamento diverso dagli altri, io lo definisco vivace, molto reattivo, molto conduttivo, infatti è l’unico che mi faceva saltare l’interruttore magnetotermico da 10 ampere del mio tavolo di lavoro.

La prima foto riguarda sempre il tentativo di innescare il plasma all’anodo, le condizioni di lavoro sono sempre le solite, notate la vivacità dell’anodo; notate l’alta corrente circolante, dalle numerose bollicine di idrogeno al catodo, anche qui potete vedere l’inquinamento della soluzione da parte dell’anodo di acciaio inox.

Nella prossima foto potete vedere la potenza degli schizzi, la quantità di bolle in sospensione, e il distacco di una prima goccia di acciaio, il tutto sempre nel giro di un paio di secondi.
Per questa sua violenza, consiglio di usare il cloruro di sodio dopo avere preso esperienza con altri sali più tranquilli, come ad esempio il bicarbonato di sodio.
La foto è stata eseguita con apertura F 2,8 e tempo di esposizione 1/500 sec. ISO 100, (notate il tempo diminuito, sintomo di luminosità oltre il doppio degli altri sali!).

La prossima foto mostra la goccia sul fondo già fredda, eseguita dopo una estrazione del catodo per lasciarlo raffreddare, circa un paio di secondi; gli schizzi sono sempre da record e notate le fiamme di plasma, che fuoriescono dalla soluzione alla base del catodo.
F 2,8 e 1/320 sec ISO 100

In quest’altra foto si notano già due gocce fuse e fredde in fondo al vaso, schizzi sempre notevoli e sempre molte bollicine in sospensione.
F 2,8 e 1/200 sec ISO 100.

Per finire, la solita presentazione del catodo e delle due gocce fuse; notate che più che fuse, sembrano residui carboniosi di una combustione.

Potete inoltre trovare un video dei miei esperimenti al seguente indirizzo.

Renzo Mondaini.

sezione Fusione fredda