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Intervista a Maria Daniela Raineri @ Delirio.NET

Di in Urban, Interviste.

 

 

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Delirio.NET : Ci parli del tuo primo romanzo “Meno male che ci sei”? Com’è nato, la sua gestazione, qualcosa di curioso legato alla stesura?

 

 

La stesura non è stata particolarmente avventurosa. Mi sono seduta al computer e ho scritto. Niente nottate in bianco, alcool o posacenere traboccanti di cicche senza filtro. Ho mantenuto ritmi molto impiegatizi (e in questo sicuramente mi hanno aiutato dodici lunghi anni di lavoro in ufficio), seguendo il consiglio di Stephen King, che dice: se la tua Musa ispiratrice viene a farti visita, deve sapere dove trovarti. Un elemento interessante è che ho scritto “Meno male che ci sei” da disoccupata, in attesa di un lavoro per un programma televisivo che doveva iniziare e che non è mai iniziato. Quindi scrivevo parecchie ore al giorno, e sempre con un bel po’ di arrabbiatura addosso. A posteriori, penso che sia stata una fortuna in un certo senso, perchè se sono arrabbiata o triste riesco a tirare fuori le cose migliori.

 

 

Delirio.NET : Parlare di due generazioni così diverse come quella della diciassettenne Allegra e quella della trentacinquenne Luisa è stato difficile? Come hai creato e “fatto scontrare” i due mondi?

 

 

Non credo che si tratti di uno “scontro”. Anzi, sono partita da una sensazione opposta: e cioè che tra noi ultratrentenni e le ragazze più giovani, a differenza di quanto avveniva spesso in passato, non c’è stato un momento di rottura. Mi è capitato di ascoltare i discorsi delle ragazzine di 17-18 anni e di pensare: “ehi, sono i discorsi che faccio con le mie amiche!”
Se ci pensi, trentenni e diciottenni hanno abitudini spesso molto simili: si esce, ci si ritrova negli stessi locali, si frequentano gli stessi negozi, si usa l’Ipod, si scrive sui blog… (…)

 

 

Delirio.NET : Il tuo è un romanzo che si può inscrivere nella tipologia della chick lit, anche se le cose, spesso, sono molto più complicate (e profonde) di così. “Meno male che ci sei” ne è un esempio. Cosa ne pensi della chick lit, ne sei consumatrice? Hai autori o autrici di riferimento anche al di là di questo genere?

 

 

Confesso di non essere un’avida consumatrice di chick-lit. Confesso di non avere mai letto la Kinsella. In compenso negli ultimi tempi ho letto “Il diavolo veste Prada” , ” A letto con Maggie” e “Sushi per principianti” e mi sono piaciuti molto.
Mi piacciono i romanzi che parlano di donne pensanti e poco omologate. Tra le italiane, mi piacciono Lidia Ravera e Rossana Campo, e di certo non si può parlare di chick-lit per queste autrici.
Ma quali sono i parametri per la definizione esatta del genere? L’unica mia certezza, per ora, è l’equazione: copertina rosa+scarpe disegnate=chick lit. Il mio libro ha la copertina rosa, ma senza scarpe disegnate. Però si parla di scarpe nella prima pagina…
Forse è la parola “chick” che non mi va tanto giù. Preferisco parlare di “narrativa femminile”, anche se fa un po’ antico.

 

 

Delirio.NET : Domanda classica: quanto c’è di te nelle protagoniste del romanzo? Che cos’è e cosa rappresenta per te la scrittura?

 

 

Ti dirò che cerco di evitare l’autobiografia. Al contrario, parto sempre costruendo “a tavolino” personaggi con caratteristiche (fisiche, anagrafiche etc.) molto diverse dalle mie. Insomma, prendo subito le distanze, credo che sia questione di carattere, non amo espormi. Però poi, se la scrittura va avanti e se tutto fila, i personaggi si animano di vita propria, allora in un certo senso entriamo in confidenza e inizio ad elargire in prestito idee, gusti, emozioni che mi appartengono. Questo per tutti i personaggi, non solo per i protagonisti.
Detto così, suona come qualcosa molto vicino alla schizofrenia. Ma forse la scrittura è proprio questo: un bellissimo modo per riconciliarci con il nostro lato pazzoide.

 

 

Delirio.NET : Lavori come sceneggiatrice televisiva. Esistono molti modi per raccontare storie. Trovi differenze o complementarità tra il tuo lavoro e quello di romanziera?

 

 

Si tratta di due mondi differenti. Il lavoro in televisione è sempre un lavoro di gruppo, con tutti i pro e i contro. Un romanzo lo scrivi da sola. In silenzio.
All’inizio è una sensazione strana, di libertà, ma anche di responsabilità. Di certo è un viaggio affascinante (e a volte un po’ rischioso ) per l’ego.

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    1. Lara Scrive:

    Incredibile quando la tua amica d’infanzia diventa famosa :-) Il libro, che ho appena iniziato, mi piace molto! Grande Dany, continua così !!! E incomincia a pensare ad una dedica adeguata, perchè appena ci vediamo, te la farò scrivere sulla mia copia!

    2. Ylenia Scrive:

    Ciao, volevo dire che ho letto “Meno male che ci sei” almeno due volte e ciò può farvi capire che mi è piaciuto molto.
    L’ho consigliato a tutte le mie amiche che l’hanno letto e hanno detto anche loro che è molto bello.
    Un bacione da tutte noi ragazze di Torino e Beinasco(provincia)
    ciao ciao

    3. gianna Scrive:

    il suo libro mi ha fatto molto riflettere ed è stato solo il secondo libro quest’anno che ho letto in 3 giorni… molto bello

    4. piccolina Scrive:

    questo libro ha fatto riflettere molto anche me è volevo dire che è fantastico !!!!!!!!!

    5. CARLA Scrive:

    non ci avevamo mai pensato quando giravamo insieme da ragazze, che un giorno una di noi sarebbe diventata famosa. e invece ecco li: una di noi lo è diventata. grande Dany. il tuo libro è fantastico e anche se ci siamo un po’ perse, ti ho ritrovato leggendo il tuo romanzo. non vedo l’ora di leggere quello nuovo.
    brava e continua cosi.

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