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29 Jul: VENERDI' 30/07 "PEOPLEfromMARS" festa di chiusura

30 Jul: 30/06 Mollo tutto e parto! @ Feltrinelli
30 Jul: 30/07 Rock this town @ Giancarlo2 (Magazzino di Giancarlo)
30 Jul: 30/07 Wainting for...Miscela Rock Festival
30 Jul: Programma Settimanale Ossigeno 2010
30 Jul: 30/07 L'amore è grande @ Acua

31 Jul: 31/07 Club Beat @ -2 Club
31 Jul: 31/07 Enrico Rava @ Monfortinjazz
31 Jul: Assedio 2010 - Suoni e Visioni dal Forte
31 Jul: 31/07 Battle Royale @ Acua

06 Aug: 6/08 U2 @ Stadio Olimpico
17 Sep: 17-18-19/06 Falksound Festival: il suono della periferia

Grazie al suggerimento di un Grigio che ci chiedeva come mai non realizzavamo i PDI - Punti di Interesse, cioè quelle informazioni che caricate su un navigatore satellitare ti permettono (more…)
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Dicembre 2006: Il loro è pop-rock elettronico allo stato puro che nasce dalla nuova scena torinese underground e porta una ventata di aria fresca nel panorama italiano. Si definiscono portatori sani di elettronica, (more…)
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a Piossasco, al nuovo teatro il Mulino di via riva Po 9, PrimoMaggioRock Festival, 10 gruppi, 10 ore di musica, ingresso gratuito. Da pomeriggio a notte. (more…)
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Disponibili le proposte che la Citta’ di Torino ha predisposto per le famiglie che restano in Citta’ nei mesi estivi: Centri estivi in Citta’ (iscrizioni dal 3 al 17 maggio) e soggiorni estivi marini (iscrizioni a partire dal 7 maggio fino ad esaurimento posti).
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Giovedi’ 3 maggio 2007, alle ore 16,00, in via San Gaetano da Thiene 6, verra’ inaugurata la nuova sede dell’Ecomuseo Urbano della Circoscrizione 6. Disponibile il programma completo delle iniziative organizzate in occasione dell’inaugurazione.
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Un film di Manuel Huerga.
Con Daniel Brühl, Tristán Ulloa, Leonardo Sbaraglia, Leonor Watling, Ingrid Rubio, Celso Bugallo, Mercedes Sampietro.
Genere Drammatico
- Spagna, Gran Bretagna,
2006. Durata 134 minuti circa.
Un film commovente e rigoroso che non cede mai al languore del sentimento
La pellicola racconta l’agghiacciante vicenda di un giovane ragazzo catalano ucciso nel 1974 durante la dittatura di Franco.
di Marzia Gandolfi
Consigliato: Si’ *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Spagna, primi anni Settanta. Salvador Puig Antich e’ uno dei giovani militanti del Movimento Ibe’rico de Liberaciňn, un gruppo di estrema sinistra che ?espropria? ai ricchi per dare ai lavoratori. Le numerose rapine in banca, messe a segno in Catalogna per finanziare l’attivita’ militare del movimento e le relative pubblicazioni, allarmano la Polizia del ?generalissimo? Francisco Franco.
Nel settembre del ‘73 gli agenti della Brigata Socio-Politica catturano due dei componenti del MIL, ma durante il conflitto a fuoco Salvador viene ferito e un ispettore di polizia ucciso. Arrestato e accusato della morte del poliziotto il ragazzo viene condannato alla pena capitale. La sua famiglia, la Spagna e il mondo intero attendono con lui un atto di clemenza. Il governo franchista gli neghera’ la grazia e la pieta’.
Ci sono film che vanno accolti col cuore. Ci sono film capaci di assumersi il peso della tragedia facendo interagire la Storia, quella oscura della Spagna franchista, col desiderio dell’utopia, quella nobile di Salvador, manifestazione di una precisa e appassionata volonta’ politica. Salvador 26 anni contro e’ questo film. Trentadue anni dopo Manuel Huerga riapre idealmente e di fatto il caso Puig Antich, celebrando un evento tragico e invitando a una domanda: cosa e’ stata la Spagna del generale Franco? L’utilita’ di dare una risposta e di riaprire la questione deriva dalla consapevolezza che quella dittatura e’ stata molte cose, ciascuna gravida di significato. E’ stata soprattutto la morte di un ragazzo di ventisei anni, l’ultimo atto esemplare e crudele del regime franchista che di li’ a poco sarebbe miseramente crollato con la morte del suo dittatore e l’instaurazione della democrazia da parte del giovane re Juan Carlos. Capro espiatorio per la morte dell’Ammiraglio Carrero Blanco, capo del governo franchista ucciso dall’ETA, Salvador e’ il macabro tributo preteso dal regime.
Il film di Huerga si sviluppa in un lungo flashback usato con rigore: un andirivieni secco tra la biografia passata del ragazzo (l’iniziazione e la militanza nel MIL) e quella presente, che rilegge e fa i conti con la sua giovane vita. Intorno all’attesa di Salvador il regista muove il suo paese, i suoi ideali e la loro potenzialita’ dirompente. Il passato non e’ piu’ una terra straniera ma un disegno che serve a chiarire noi stessi e non permette di dimenticare l’ultima esecuzione con la garrota del regime franchista.
L’efficacia secca della rappresentazione della morte non cede mai al languore del sentimento ma non manca di commuovere. Si piange nel film di Huerga, di rabbia e davanti all’impotenza di evitare l’inevitabile. Ma e’ un pianto che non annulla mai la coscienza, rimettendoci di fronte alla nostra voglia di responsabilita’ e di una giustizia davvero democratica.
A Torino: Cenisio (Susa)
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Un film di Eric Steel.
Genere Documentario
- USA, Gran Bretagna,
2006. Durata 93 minuti circa.
Drammatico documentario avvolto dalla nebbia del Golden Gate. In bilico tra informazione e speculazione
Il Golden Gate Bridge, icona americana, una delle principali destinazioni turistiche e luogo in cui avvengono numerosi suicidi.
di Tirza Bonifazi Tognazzi
Consigliato: No *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Nel 2004 Eric Steel e la sua troupe, armati di cineprese, hanno tenuto d’occhio il Golden Gate Bridge per documentare un fenomeno drammatico che riguarda il ponte di San Francisco, una delle mete preferite dai suicidi, riuscendo a filmare gran parte delle 24 persone che solo in quell’anno (ma in tutto sono piu’ di 1000) hanno preso la “scorciatoia per l’altro mondo”.
Lisa, Gene e Philip sono i principali protagonisti di The Bridge, ma non sono loro a parlare, bensi’ i familiari e gli amici intervistati dal regista. Si ha cosi’ un quadro esauriente e complesso delle fragili personalita’ di ragazzi che hanno fatto il salto di 4 secondi a 190 km/h, decidendo di togliersi la vita per porre fine alle loro sofferenze. Gene continuava a dire a tutti che si sarebbe ucciso, ma nessuno lo prendeva sul serio; Lisa aveva una grave forma di schizofrenia, entrava e usciva dalle cliniche per malattie mentali; Philip sentiva che il suo corpo era la sua prigione, e prima di buttarsi ha fatto delle foto dal ponte per lasciare una testimonianza della sua prospettiva. Kevin e’ l’unico che puň raccontare cosa si prova; soffre della sindrome bipolare e sa che non guarira’ mai. Voleva suicidarsi ma non ce l’ha fatta (una foca l’ha tratto in salvo); nella caduta ha riportato diverse fratture ed e’ andato persino in coma. Ora, davanti alle telecamere, giura che non lo fara’ piu’. Tra un’intervista e l’altra Steel ritrae il ponte attraverso la nebbia, quasi fosse la barca di Caronte, e mostra le cadute spesso riprese da vicinissimo tanto da far vedere i volti delle persone un attimo prima del tuffo mortale. L’operazione in se’ e’ encomiabile, perche’ porta alla luce un problema vero - la mancanza di barriere anti suicidio - e commemora la morte di tutti gli scomparsi (i disperati, gli “outsider” della societa’, gente con il male di vivere) che l’opinione pubblica ha preferito dimenticare. Ma purtroppo allo stesso tempo solleva il dubbio sulla sua autenticita’, talmente sottile e’ in questo caso il confine tra l’informazione e la speculazione.
A Torino: Cinema Romano
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Un film di Angelo Rizzo.
Con Carlos Padrón, Michel Altieri, Enrique Almirante, Roberto Perdomo.
Genere Drammatico
- Italia, Cuba, Spagna,
2006. Durata minuti circa.
Contenuti civili degni d’attenzione ma poco coraggio stilistico
Nel 1997 una serie di attentati colpisce l?Avana. In uno di essi muore un giovane italiano. Chi sono i colpevoli?
di Giancarlo Zappoli
L’Avana, Cuba 1997. Il giovane italiano Fabio Di Celmo raggiunge l’isola per lavorare con il padre. In quei giorni L’Avana e’ colpita da una serie di attentati che colpiscono i luoghi maggiormente frequentati dai turisti, La Bodeguita del Medio, l’Hotel Triton, l’Hotel Chateou, l’Hotel Copacabana. Proprio in uno di questi attentati il giovane italiano perdera’ la vita. Un ex agente CIA e acceso anticastrista, Luis Posada Carrilles, rivendica a se’ l’organizzazione degli atti terroristici. Ma gli ordini arrivano da Washington.
Ci sono film che sono interessanti perche’ riportano alla luce ‘incidenti’ della storia che la nostra frettolosa memoria e’ abilissima a seppellire nell’oblio. Cuando la verdad despierta e’ uno di questi. Angelo Rizzo ha passato quasi due anni a raccogliere documentazione prima di accingersi a realizzare il film che cerca di capire chi stesse effettivamente dietro all’ondata terroristica che cercava di minare alla base la principale ‘industria’ cubana: il turismo. Lo fa, lui stesso afferma, avendo tentato di “cercare un linguaggio comprensibile a tutti e di dar la possibilita’ a chiunque, con il racconto di fatti realmente accaduti, di riflettere ed esprimere la propria opinione”. Proprio in questa scelta di comprensibilita’ stanno il pregio e il difetto del film. Rizzo e’ un esperto e abile documentarista che ha fornito in passato valide prove e si percepisce nettamente la ‘verita'’ che sta dietro alla finzione cinematografica. Il problema e’ perň costituito da una sceneggiatura che rischia a ogni passo l’omologazione con tanti thriller spionistico-politici che non hanno lasciato traccia. Ci sarebbe voluto un maggiore coraggio stilistico per riuscire a dare maggior forza ai contenuti che restano perň indubbiamente degni di attenzione. Tre stelle per l’impegno civile.
A Torino: Cinema Eliseo
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Un film di Andrea Manni.
Con Giorgio Pasotti, Stefania Rocca, Cecilia Dazzi, Simona Marchini, Tony Kendall, Magdalena Grochowska.
Genere Commedia
- Italia,
2007. Durata 92 minuti circa.
Una sceneggiatura banale e una regia di stampo televisivo annacquano ogni possibilita’ di approfondimento psicologico
Due trentacinquenni alle prese con la fine della loro vita di coppia che dura da dieci anni.
di Paola De Rosa
Consigliato: No *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Ugo e Francesca, 35enni, sono sposati da dieci anni e hanno due figli. La frenesia della vita moderna, la difficolta’ di conciliare famiglia e lavoro e soprattutto la routine di coppia li allontanano. Finche’ giunge inevitabile, e li’ per li’ senza grossi traumi, la separazione. Voce del verbo amore, opera seconda di Andrea Manni, prende avvio proprio da qui, dal momento in cui le strade dei protagonisti si dividono. Ma il destino e’ bizzarro: scommettiamo che scopriranno di amarsi ancora?
Lo spunto, in verita’ non originalissimo ma pur sempre di stringente attualita’, avrebbe potuto riservare sviluppi interessanti. Accantonata l’idea, ben piu’ coraggiosa ma troppo poco rassicurante, di descrivere sinceramente la fine fisiologica di un amore, il regista avrebbe potuto confezionare una brillante romantic comedy di riconquista, con due bravi attori come Giorgio Pasotti e Stefania Rocca impegnati in una maliziosa guerra dei sessi aggiornata ai tempi confusi. E invece una sceneggiatura di sconcertante banalita’ (ci si sono messi in quattro, tra cui lo stesso Manni e Maurizio Costanzo) e una regia di stampo pubblicitario e televisivo annacquano ogni possibilita’ di approfondimento psicologico, di adesione emotiva e di verosimiglianza sociologica.
Le due stelle si devono unicamente alla buona volonta’ dei protagonisti: Pasotti e la Rocca portano in dote un’istintiva simpatia a un intreccio di desolante labilita’, che con il cinema ha poco o nulla a che fare. E certo non sono in grado di fare miracoli: lui sgrana spesso gli occhioni e lei fa l’isterica con diligenza. In linea, del resto, con la solita accozzaglia di luoghi comuni, tra imbarazzanti siparietti in un supermercato per single e un irritante perbenismo di fondo per cui lui scopre il sesso selvaggio con una bella danese mentre lei si limita a frequentare una vecchia fiamma salvo scoprire che e’ passata all’altra sponda.
Lontani i tempi della nostra gloriosa, tagliente commedia di costume. E quelli in cui Costanzo sceneggiava La casa dalle finestre che ridono e Una giornata particolare.
A Torino: Politeama (Ivrea)
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portosepolto  burro e salvia, cena a lume di candela, cena a lume di candela per presentare portosepolto–taccuino letterario.
ore 20,30 , circolo arci casseta popular , via tripoli 56, grugliasco, to. (more…)
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Un’intera nottata, a Torino dalle 21.30 alle prime luci dell’alba, dedicata al teatro di figura, alle seduzioni di un teatro d’immagine capace di comunicare oltre il limite delle parole, immersi nelle atmosfere di un luogo tecnicamente all’avanguardia (more…)
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Le Filastrocche di Legno in Spettri, fantasmi, marziani e altri alieni, venerdì 27 aprile alle 21.00 al Circolo dei Lettori, propongono un montaggio di musiche, canzoni, brevi monologhi, chiacchiere a braccio e letture che, con il sorriso sulle labbra, rievocano spaventose creature. (more…)
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Fin dai tempi piĂą antichi, l’uomo ha scrutato la natura per interpretarne i segni, ha consultato veggenti e sacerdoti per chiedere conferma al proprio operato. Per pura ipotesi Edipo reincontra la sacerdotessa di Delfi (more…)
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L’associazione culturale SoundLab, nell’ambito della sua normale programmazione concertistica, organizza in data venerdì 4 maggio 2007 un live act presso Cascina Govean (via Marconi 43, parco Bellagarda, Alpignano – TO). (more…)
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“Oliver Stanford è tornato. … il personaggio-feticcio creato da JeanMarieVolontè ricompare sulla scena per la seconda volta ad incarnare l’identitĂ dilaniata e lo spaesamento nevrotico di una contemporaneitĂ allagata da flussi allucinatori di informazione… (more…)
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Il rock’n'roll ha compiuto cinquant’anni, loro ne hanno tre. Sono un trio e sono rock’n'roll. Quello brit, nel senso buono del termine. Gli Home suonano brit’n'roll. La classe del brit, l’energia del rock’n'roll. Nelle loro canzoni si sente la lezione dei Rolling Stones, della Swinging London, dei Beatles, degli Animals, e ancora The Doors, Kinks, Jimi Hendrix. (more…)
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